A chi serve chiamarli "terribili due"?

Scene apocalittiche di bambini che piangono urlando buttandosi a terra al supermercato. Lotte tra fratelli con lancio annesso di giocattoli che piovono come meteoriti sul pavimento del salotto e che nessuno ha ovviamente intenzione di riordinare. Bocche serrate allora di cena come la grotta dei quaranta ladroni senza che nessuno dica "apriti sesamo", non importa quale pietanza sia servita. Pargoli che corrono nudi per casa, al grido di "non voglio!!!" Perché vestirsi non è un'opzione contemplabile.
Li chiamano terribili due. E mai definizione sembrerebbe essere più calzante.
Ma è davvero così?
Facciamo un passo indietro. Cosa porta un bambino che ha un anno e mezzo, due o due e mezzo a comportarsi in questo modo? Vuole manipolarci? Convincerci a fare a modo suo? Sta facendo i capricci? Merita di sapere chi comanda?
Se un bambino di 18 mesi, fosse in grado di manipolarci a tal punto, beh, wow o lui è un genio del male, o noi siamo proprio facili da rigirare. Ma per nostra fortuna, no non ci sta manipolando e no, non è proprio in grado di farlo. E no, non sta facendo i capricci, né sta cercando di convincerci a dargliela vinta.

Ora facciamo un altro passo indietro: quando vedo il mio bambino fare le performance di cui sopra, cosa sento io come genitore? Quale clic scatta nel mio cervello? Come sto?
Magari mi interrogo su cosa penseranno le altre persone, amici familiari, sul mio modo di educare i miei figli, penseranno che sono debole? Che li ho viziati? O magari mi sento esausta, perché non ce la posso fare a sentire l'ennesimo strillo, perché ho avuto una giornata già abbastanza dura, oppure mi sento confusa perché proprio non capisco cosa ci sia che non va e perché faccia così. Ecco quando come genitori ci sentiamo così, la cosa più immediata può essere quella di cercare di definire ciò che abbiamo davanti. Abbiamo bisogno di sapere chi c'è davanti a noi, specie se si tratta dei nostri figli, specie se ci sembra di non riconoscerli più. E così nascono le definizioni, le etichette.
I terribili due.
Ma dietro questa definizione si nasconde una grossa trappola per noi come genitori. Parlare di terribili due, indica che ci sia qualcosa di terribile, indomabile, di incorreggibile e sbagliato nei nostri bimbi.
Se foste voi i bimbi come vi sentireste se vi dicessero che siete nei "terribili due"?

Intorno ai 18 mesi i bimbi iniziano a sperimentare nello spazio, nel gioco, nelle attività di ogni giorno, nelle relazioni nuove competenze di autonomia, creatività, espressione, ma hanno bisogno di tempo per comprendere bene come funzionino. Hanno degli strumenti nuovi ma devono imparare ad usarli. Inizia a farsi strada in loro ad esempio l'idea di possesso e proprietà, ma non è che hanno un interruttore che all'improvviso viene posizionato su ON e conoscono automaticamente ogni prassi socialmente accettata nel campo di proprietà e condivisione.
Siamo socialmente abituati ad essere efficienti a dover produrre risultati quantificabili e verificabili, e spesso ci si aspetta lo stesso dai bambini, ma la verità è che il loro cervello e la loro competenza emotiva non funziona come il nostro Smartphone in cui facciamo il download degli aggiornamenti e ci ritroviamo con nuove abilità pronte all'uso. Il bambino è fatto per apprendere attraverso l'esperienza. Questo lo porta a volte anche a momenti di frustrazione perché l'emozione che prova in quel momento può essere nuova e quindi incomprensibile, oppure non riesce a costruire una torre, o a fare un puzzle, oppure non vuole dare il suo giocattolo a quel bambino, perché è il suo preferito e ha paura di perderlo, oppure vuole tanto giocare insieme a lui, ma l'altro bimbo non vuole, oppure si sta divertendo tantissimo al parco, perché dovrebbe accettare di buon grado di andare a casa, se si sta divertendo così? A volte quello che vive è semplicemente troppo per i nostri bimbi e noi, come genitori, come guide, come porto sicuro, abbiamo la grande opportunità di essere lì per loro, con loro, per accompagnarli ad esplorare questi nuovi territori, per definire i confini di sicurezza, i nostri valori, per creare insieme ai nostri figli un percorso da vivere insieme.
Dare un'etichetta, chiamarli terribili due aiuta i bambini a capire chi sono. Non aiuta i genitori a capire chi sono i loro figli, perché è solo un giudizio, e oltretutto negativo. Non aiuta nemmeno i genitori a trovare strategie e strumenti efficaci per il loro ruolo e per definire i loro bisogni.
Facciamo un passo indietro. Proviamo a osservare i nostri figli e cerchiamo di capire cosa stanno vivendo, quali difficoltà stanno affrontando. Siamo il loro porto sicuro.
Per avere strategie e spunti molto efficaci sotto questo punto di vista vi suggerisco di andare alla scoperta di BabyBrains https://ilpartopositivo.com