Di passaggi che ci mettono alla prova (ancora!?)

Ok, ok, ok. Mettiamo in fila un po' di numeri.

Ci vogliono circa 40 settimane (di MEDIA) per la gravidanza, cioè i famosi 9 mesi circa di endogestazione.
40 giorni circa di puerperio, quel turbinio emotivo e ormonale per capire che adesso siete due e non più uno con tutto quello che ne consegue.
Ci vogliono altri circa 9 mesi di esogestazione per accompagnare i nostri bimbi verso l'autonomia.
In Italia, PER CHI È DIPENDENTE, ci sono 5 mesi di maternità obbligatoria. E 180 giorni di congedo parentale, che di norma è retribuito al 30%. Se sei libero professionista diciamo che il più delle volte...ti devi arrangiare. Sad but true.

Quindi cosa succede nel momento in cui mamma deve tornare a lavoro dopo che ha partorito e magari ha passato un tempo X a casa col suo bimbo?

Eh, dipende. La casistica è molto molto ampia. Ci sono mamme che hanno necessità di rientrare a lavorare quando i bimbi hanno solo tre mesi, perché non possono permettersi una riduzione di stipendio del 70%. Ci sono mamme che rientrano dopo il congedo parentale quando i bimbi hanno tra i nove e gli 11 mesi (se ci mettiamo qualche ferie arretrata in mezzo). Mamme che rientrano con la riduzione di orario per allattamento. Mamme che lavorano su turni. Mamme che in pratica non hanno mai o quasi staccato e che hanno ripreso portandosi dietro i piccoli in fascia o lavorando da casa, perché libere professioniste. Mamme full time che però a un certo punto hanno necessità o desiderio di inserire i propri bimbi anche in contesti differenti da quelli familiare.

Qual è la scelta giusta? Beh, quella che è giusta per noi. Qual è il momento giusto per fare questo passaggio? Quello giusto per noi. E dove farlo? Nido, nonni, tata...? Dove è giusto per noi.

I tempi di ogni famiglia sono propri e diversi di quella famiglia. E lo stesso vale per le strategie efficaci per ognuno di noi.
Poi è molto importante proprio il fatto di sentirsi sereni e fiduciosi delle proprie scelte. E anche se questo può essere complesso a volte, avere un buon rapporto con il proprio lavoro aiuta.
Quando è stato il momento del nostro primo inserimento all'asilo, con Rachele, eravamo a Roma. I nonni non c'erano, ma avremmo comunque scelto l'asilo. Per noi era la scelta giusta. C'era però qualcosa che non andava. Facevo un lavoro che mi metteva, da quando ero diventata mamma, in seria difficoltà. Turni assurdi, anche festivi, all'alba o notturni, e rigidità aziendale molto pressante. Per me. E mio marito che lavorava sei giorni su sette dalle 5 alle 15.
Io non ero pronta a tornare a lavoro, perché le condizioni in cui stavo rientrando, rispetto a quando ero andata in maternità erano molto peggiorate. Non mi piacevano i cambiamenti arrivati, non mi piacevano le prospettive future, non mi piacevano gli orari e il fatto che lavoravo per pagare la baby Sitter.

In pratica l'unica cosa che mi teneva lì era il contratto a tempo indeterminato. Ero tesissima all'idea di fare l'inserimento al nido di Rachele con questa prospettiva.

Quando Rachele stava al nido si divertiva. Ma il momento della separazione all'ingresso nelle prime settimane era tostissimo. Il problema non era in lei, ma in me. Di base mi sentivo una schifezza perché lasciavo lei per andare in un posto dove non volevo più stare. Quel posto di lavoro mi aveva dato tanto, ma era tempo di separarsi, grazie, è stato un piacere, non sei tu, sono io, amici come prima (o forse no

Quando ho lasciato quel posto fisso per mettermi in proprio con un atto di fede anche l'esperienza al nido di Rachele ha avuto una svolta!

In pratica, genitori sereni, bimbi sereni! I nostri bimbi vedono le nostre tensioni e siccome non possono ben comprenderle potrebbero mettersi ancor più in allarme o preoccuparsi. Uh cavolo mamma è nervosa, chissà cosa c'è che non va, aiuto, che preoccupazione.
Quindi, spesso non basta che siano pronti i nostri bimbi per affrontare questo passaggio, ma anche noi genitori dobbiamo prenderci cura di noi e fare ordine nella nostra testa e nel nostro cuore.

Sì ma per i nostri bimbi, invece, qual è il contesto migliore? Beh, ditelo voi a me!

Pensate che i vostri bimbi si divertirebbero e crescerebbero alla grande in un contesto con altri bimbi? Come starebbero invece con i nonni? E con una tata? Quali sono le esperienze in cui si diverte ed esplora di più? E quelle in cui è più sereno e fiducioso?
Le risposte a queste domande possono aiutarvi a fare questa scelta?
Perché non prendersi del tempo per osservare i vostri bimbi e capire i loro interessi, i loro "talenti", le loro difficoltà?
Ci sono bimbi che sono pronti prima e altri dopo. Con Rachele ad esempio, se avessi aspettato ancora un po' sarebbe stato più nelle sue corde. Elena invece mordeva il freno e sarebbe stata prontissima molto presto, ma non avevamo i documenti pronti. E Filippo chissà. Vedremo quando sarà il momento.
Considerate poi che in tutto questo c'è anche da tenere in considerazione lo sviluppo neurocognitivo del bambino. La fase da 8 a 12 mesi ad esempio può essere complessa proprio per questo aspetto. In questo periodo i bimbi iniziano a capire che mamma o papà quando li lasciano dai nonni o all'asilo non è che spariscono e smettono di esistere (evviva!), Ma non sanno ancora come e quando tornano (ahi ahi, molto frustrante!). E la cosa ironica è che proprio per come funziona il sistema dei congedi italiani, tantissimi bimbi entrano all'asilo o iniziano ad essere accuditi da altre figure proprio in questo momento!
Siamo nei paraggi della fine dell'esogestazione. Quel momento in cui i bimbi iniziano a capire che ci si può separare. Si può andare ad esplorare e conoscere nuove lande misteriose. È come volgere lo sguardo all'infinito, capire che si può raggiungere e sentire la vertigine, il brivido di eccitazione, ma anche di paura.

È quella paura che fa bene, quell'ansia da separazione che ci tiene uniti, che ci fa partire verso l'infinito e oltre, ma che poi ci fa tornare nell'abbraccio del nostro porto sicuro. Alla fine è un viaggio alla scoperta delle nostre risorse.

Spesso tendiamo a pensare, soprattutto noi mamme, che siccome i nostri bimbi sì addormentano con noi, prendono il nostro seno, noi li nutriamo, vestiamo, ecc., Senza di noi si dispereranno e non riusciranno ad affrontare la giornata.
La verità è che i genitori sono competenti.
I bambini sono competenti.
Quando capiscono che mamma o papà non ci sono, se lasciato liberi di esplorare ed esplorarsi inizieranno a cercare strategie e modi diversi di giocare, mangiare, dormire. E vi dò l'altro scoop, non è a scapito della vostra relazione. Se avete bimbi allattati all'asilo ovviamente non saranno allattati. Lo impareranno, in modo sereno, se l'inserimento è accompagnato in modo sereno da genitori ed educatori, senza giudizi e pressioni e una volta a casa l'allattamento continuerà.

Accompagnarsi, scoprirsi, meravigliarsi. Io trovo che siano queste le parole magiche per vivere questo passaggio. E voi?