Digitale per crescere

È il giorno 11 gennaio 2021.
Sono le 20.45 e non ho mai scritto così tardi per il blog prima d'ora.

Perché è successo? Perché siamo in quarantena. Quella vera.

Quella in cui siamo blindati in casa senza poter uscire per nessunissimo motivo, perché mio marito è Covid positivo, mentre io e i bimbi siamo negativi. Questo comporta, lo racconto per chi non ci sia passato e non se lo immagini, una serie di complicazioni snervanti.
Io per almeno i prossimi 10 giorni sono l'unico adulto responsabile di tre bimbi da 7 mesi a sei anni che non possono mettere il naso fuori casa per nessuna ragione.
Io sono quella che già le vedeva col lanternino prima, ma ora proprio scordatelo, non potrà fare una doccia, una pipì, una cacca da sola. Sulle mie spalle tutti e dico tutti i cambi pannolino, le colazioni, i pranzi, le cene e anche gli spuntini. A me tutti i conflitti e litigi tra sorelle. E a me anche il mio lavoro, che beh, è mio e chi lo deve fare sennò?

Visto che non posso svanire in una nuvola di fumo, passo le ore alla spasmodica ricerca di aiuti non umani efficaci, visto che nessun umano può varcare la nostra soglia. La tecnologia digitale diventa all'improvviso estremamente attraente.

La tentazione di sfruttare a più non posso la televisione, e altri devices per tenere occupate le bimbe e io godere di un po' di silenzio e autonomia è grande, grandissima.
Ma so che non va bene. O meglio. Non posso pensare che la TV, il telefono, il PC possano sostituirsi a me. E a dirla tutta nemmeno voglio. Quello che vorrei è poter sfruttare al meglio questi strumenti perché possano essere di beneficio per tutti.

Ad esempio, in una situazione stressante come quella che stiamo vivendo in questo momento, in cui il papà è chiuso in una stanza mentre noi siamo dall'altra parte della casa senza poterci abbracciare e stare insieme, la tecnologia è davvero qualcosa di cui essere grati. Le mie bimbe da un momento all'altro, per via di un tampone non sono più potute andare a scuola. Di nuovo. Come nel primo lockdown. Grazie alla tecnologia possono sentirsi con i loro amichetti, Rachele può ricevere i compiti di scuola, possiamo vederci con i nonni e la zia.

Spesso la tecnologia viene vista a due estremi. O se ne abusa in qualsiasi situazione, o viene vista come il male assoluto.

Personalmente, come tante altre cose trovo che la tecnologia sia uno strumento, una strategia e come tutti gli strumenti, dalla matita, alla macchina, la bici ecc... Si tratta di imparare a usarla e scegliere che uso farne.

Come Genitori abbiamo il ruolo di scegliere come educare i nostri figli nei confronti della tecnologia.

Non è qualcosa da cui possiamo farci inglobare perché sappiamo da evidenze scientifiche che un abuso della tecnologia, come per qualsiasi abuso ha effetti dannosi. Allo stesso tempo, non trovo che condannarla sia una strategia efficace.
La tecnologia fa parte della realtà in cui viviamo, è un segno della nostra evoluzione. Non è l'unico, ovviamente, ma fa parte della nostra storia come esseri umani.

Per anni sono stata antitecnologica, finché con la pandemia non mi sono ritrovata a comprendere il valore e l'opportunità del lavoro online. Mi ha permesso di ripartire col mio lavoro. Dieci anni fa, sarei finita male, senza gli alleati tecnologici di oggi.
Allo stesso tempo ribadisco che la tecnologia è una alleata ma non l'unica risorsa su cui fare affidamento.

La DAD è la prova. La didattica a distanza che ha permesso in condizione di emergenza di andare a concludere o supportare una didattica in crisi la scorsa primavera è diventata ormai troppo spesso l'unica strategia. Senza avere però la stessa efficacia della didattica in presenza e questi è un fatto. Soprattutto in una didattica dove quello che conta è ahinoi il voto.

La tecnologia deve essere uno strumento di crescita, non un pretesto per cedere all'inerzia. E vale anche nella nostra vita di Genitori.