Diritto a essere noi. E l'umanità sarebbe molto più ricca

Tempo fa sono stata la Doula di una splendida donna.
In uno dei nostri incontri mi parlò della sua famiglia di origine. In particolare delle donne della sua famiglia.
Mi parlò di come avesse spezzato la catena di aspettative che nella sua famiglia investivano chi nasceva col corpo e ancora di più col ruolo di donna.
C'era da generazioni questo schema per cui da te, donna, ci si aspetta che tu sia forte, autonoma, ordinata, con una buona professione, mai incline alla lamentela, la casa in ordine, il lavoro in ordine, avere un buon matrimonio, che non importa come vada, perché comunque deve andare bene e apparire bello.

Sei donna. Devi essere forte. E soprattutto non dare agli altri (tuo padre, tuo marito) pensieri.

La visione che le era stata proposta era quella di una linea di donne forte, capaci di essere autonome, ma allo stesso tempo invisibili, e inudibili. Un matriarcato sopito. Un patriarcato vestito da matriarcato. Dove la forza della donna non è rivolta alla realizzazione della donna stessa, ma a non disturbare la controparte maschile e a mostrare un'immagine di te consona al tuo status.

Lei era riuscita a spezzare questa catena, e a rendersi libera, ma chiaramente, non senza dolore e difficoltà.

E ogni donna oggi, in maniera più o meno conscia, complice la pandemia globale, sta portando in superficie l'importanza di essere vista, rispettata, considerata, presente nella società in modo paritario rispetto all'uomo.

E anche questo è un processo lento, doloroso, spesso schernito e sminuito, sebbene più che mai prioritario.
La pandemia non ha fatto altro che portare alla luce cose che già sapevamo: il lavoro di cura in famiglia grava molto più sulle spalle delle donne che sugli uomini sul lavoro le donne economicamente "valgono meno" degli uomini quindi quando è stato il momento di chiudere esercizi commerciali e servizi per il lockdown, chi ci ha rimesso di più sono state le donne; quando è arrivata la didattica a distanza, sono state le madri a restare a casa con i figli. E potrei continuare.
Tutte cose che sapevamo già, ma erano appena più nascoste, quel tanto che bastava, perché la questione parità di genere, finisse sempre in secondo piano rispetto ad altre questioni.

Ma ora le cose stanno iniziando a cambiare e come esseri umani ci si sta battendo perché ci sia parità, che può portare a una maggiore ricchezza per tutti nella società (come la campagna de Il Giusto Mezzo).

Nel mio lavoro mi capita costantemente di vedere le donne addolorate, confuse, schiacciate da aspettative patriarcali, che le vogliono brave donne, brave mogli, brave lavoratrici, brava housekeepers, brave figlie, che non disturbano e obbediscono.

Lo vediamo nella gravidanza quando viene detto alla donna come e quando deve riposarsi, come sentirsi, come e quando deve farsi visitare, come se la gravidanza fosse, anche quando è fisiologica, da controllare e gestire.

Lo vediamo nel parto quando viene detto alla donna come mettersi e quando spingere, perché se non fa come le viene detto andrà male, le viene detto anche come respirare.
Ma perché non può essere lei in controllo?

E quando il bimbo è nato lei non sa più dove ritrovarsi, chi è? È donna? È moglie? È madre? Chi è? Perché tutti sono stati lì a dirle chi fosse e cosa dovesse fare, magari senza valorizzare la sua competenza, il suo istinto, la sua capacità e se si vede lì che ha un bimbo da nutrire, ma non sta facendo nulla di produttivo perché non sta "lavorando" e non riesce nemmeno ad avere il tempo di lavarsi o fare un piatto di pasta, o figuriamoci tenere in ordine e pulita la casa, allora, forse semplicemente non è capace.

Sbagliato!

Socialmente abbiamo il compito di vedere la donna e valorizzarla nelle sue libere scelte. Che voglia essere madre o no. Che voglia lavorare o no. Che voglia allattare o no. Che voglia sposarsi o no.

Socialmente abbiamo l'obbligo di riconoscere lo stesso valore al lavoro femminile e a quello maschile.

Socialmente, visto che è previsto per legge, abbiamo l'obbligo di garantire che in una famiglia con due genitori, entrambi possano occuparsi della cura dei figli, allo stesso modo.

Socialmente abbiamo il compito di far sì che il carico mentale sia equamente suddiviso in famiglia.

Come Genitori, abbiamo il compito di crescere i nostri figli nel rispetto della parità di genere, e dei confini personali, sia che nascano maschi che femmine.

Perché gli uomini possono essere vittime del patriarcato, quanto le donne.

Pensate a un bambino che vuole fare danza classica invece di, che ne so, calcio. No, non ha sempre vita semplice. Avete visto Billy Elliot?

Pensate a una coppia dove il papà resta a casa, per vari motivi ad occuparsi dei figli. Ma che bel mammoooo! (Mammo?! No, è un padre)

Pensate a un uomo che ha problemi di infertilità. Ecco è difficile pensarci, perché per l'uomo è più difficile andare a fare controlli regolari dell'apparato riproduttore, perché se qualcosa non va....ahi ahi, sono ancora del tutto uomo?

Pensate a un uomo emotivo. No, non si può, la donna si occupa dei figli e delle questioni emotive, ha le mestruazioni ecc, tu sei maschio, sei efficiente, le emozioni nascondile bene.

Questo è da dove veniamo.

E ci riguarda tutti. Possiamo e dobbiamo trasformarlo. Insieme.