Dopo parto...e come torno?

Questa volta partiamo così con un gioco di parole. Ci sono tanti elementi che mi portano a scrivere oggi questo articolo, tante forze che si sono messe in moto insieme per portarmi qui ora. Ho già scritto in passato sulla delicatezza del puerperio e del post partum, ad esempio negli articoli "cosa può fare una Doula durante il post parto" e "il puerperio non dura più solo 40 giorni", ma questa volta vorrei dare uno spazio nuovo all'argomento, nuova linfa per riflettere.
Qualche settimana fa ho scritto un post sui miei canali un po' giocoso ispirandomi a un articolo di un annetto fa che diceva che le mamme di tre figli sono meno stressate di quelle di uno o due. Nel mio post confermavo con dovizia di teorie scientifiche che effettivamente sì, sono meno stressata come mammatris che mammabis o monomamma. Ma, ed è un ma di una certa portata, come dicevo era un post giocoso, volto a creare qualche spunto di fiducia e positività perché a creare la difficoltà, l'ansia, lo stress, non è necessariamente il numero dei figli di cui occuparsi, ma direi piuttosto il sostegno, la rete, di cui la mamma dispone. Quando sono diventata mamma la prima volta, per quanto mi fossi informata, per quanto la gravidanza e il parto siano andati bene, non ero preparata a vivere l'esperienza della maternità 24/7. Inoltre ero lontana dalla mia famiglia, in una grande città che offriva tante attività, ma in cui muoversi autonomamente è una vera impresa, e in cui può essere estremamente frustrante e stancante passare le giornate intere da sola ad occuparsi di un altro piccolo essere umano. Con la mia prima bimba ho imparato a osservare, a fluire con i cambiamenti, ma è stato molto faticoso e in mezzo c'era anche un lavoro sicuro ma assolutamente che non andava in nessun modo incontro alle necessità di una madre senza famiglia a disposizione alle prime luci dell'alba o in tarda serata. Con la mia seconda bimba, avevo lasciato quel lavoro, e già questo era a livello di carico mentale un impegno grosso in meno ed ero libera di gestire la mia attività in autonomia, ma insieme alle gioie del lavoro autonomo c'è il fatto che non hai congedi o benefit simili quindi ho ripreso il lavoro prestissimo portando la bimba sempre con me ed è stato molto faticoso. Ma a quel punto avevamo già deciso di trasferirci più vicino alle nostre famiglie, in un contesto più a misura di essere umano, dove i bambini vanno a scuola a piedi e ci si conosce tutti, uno di quei posti che sono la morte sociale per un adolescente, ma perfetti per una famiglia con bimbi piccoli. Alla terza esperienza di maternità avevo maturato tutte le informazioni che mi servivano per soddisfare i miei bisogni, avevo vicino la famiglia, avevo capito come organizzarmi grazie al sostegno di mio marito, della mia famiglia, delle amiche che hanno fatto rete intorno a me. La terza maternità è stata meno stressante perché sapevo cosa aspettarmi, perché la mia memoria procedurale si è evoluta,a soprattutto perché sono stata e sono ancora adeguatamente sostenuta per quelli che sono i miei bisogni. Sono stata brava a crearmi questo setting? Sì, lo sono stata, in fondo è il mio lavoro, ma diciamolo, ho avuto anche fortuna. Sono stata brava ad ascoltarmi e a individuare i miei bisogni e le risorse per soddisfarli. Sono stata brava a comunicare come mi sentivo e cosa mi serviva. Ma sono stata anche fortunata ad avere sempre le persone giuste al momento giusto accanto. E questo non è scontato. Questi sono i bisogni di ogni madre, ma sono ancora troppo poche ad avere questo genere di rete di sostegno. Sono ancora troppe le madri che non sanno come fare per ricavarsi il tempo per una doccia, che devono scegliere se dormire o preparare un pranzo decente, se riposare o avere il bucato lavato (sì la lavatrice la puoi rimandare ma a un certo punto o la fai o diventi naturista per forza). E la cosa disarmante è che molte volte non parlano della loro difficoltà, perché si sentono in difetto, perché passa ancora troppo spesso il messaggio che una volta che sei diventata madre devi comunque fare quello che facevi prima, come lo facevi prima, occupandoti anche del tuo bambino e se non riesci forse c'è qualcosa che non va, non sei capace. Non è un caso che molte donne colpite da depressione post parto, che è una malattia, siano spesso donne che fino a prima del parto erano abituate a livelli di efficienza enormi. Nello show business e nell'industria musicale ad esempio è molto frequente, un settore dove devi produrre risultati e apparire bella, in forma ecc...
La verità è che la maternità ci sposta su altre priorità, altri tempi, altri bisogni, altre risorse, tutto nuovo. E perché dovremmo fare tutto questo da sole?
Se leggete il libro di Lucia di #mammamiacheviaggio e #unaparolaperlemamme, il quadro di come la depressione può insinuarsi nelle radici più profonde dell'essere in modo anche estremamente tragico, si fa tristemente chiaro.
La maternità può essere la più grandiosa delle esperienze, la più creativa e totalizzante, ma è faticosa, ci smonta e rimonta innumerevoli volte, ci destruttura e ricompone e a volte è faticoso, stancante. Se siamo confuse, o stanche o arrabbiate a volte, non siamo madri incapaci o ingrate. Siamo umane. E se siamo noi le prime a riconoscere le nostre emozioni e i nostri limiti cresceremo i nostri non con il mito irraggiungibile della perfezione, ma con quello realizzabile dell'empatia e dell'ascolto. Saremo come le rose, meravigliose, colorate, sensuali, morbide, profumate, anche se ci sono le spine.