IL MASSAGGIO NEONATALE: VIVERE IL RISPETTO CON IL TOCCO

Da mamma ho frequentato un corso di massaggio neonatale. Ero già abituata a massaggiare tutte le sere la mia bimba dopo il bagnetto. Non avevo praticamente nessuna conoscenza tecnica. Lo facevo semplicemente con intuizione e soprattutto con amore. Ho voluto frequentare un corso per acquisire qualche competenza tecnica in più e soprattutto per correggermi nel caso stessi facendo qualcosa di sbagliato. Poi quando insieme ad una ostetrica aprimmo il centro perinatale abbiamo iniziato a proporre a nostra volta corsi di massaggio infantile, sulla base delle competenze acquisite con corsi di formazione professionali. Eppure sia nella mia esperienza di utente che durante l’affiancamento alla conduttrice del corso, qualcosa non mi tornava.

Nel modo usuale di condurre i corsi di massaggio neonatale, la modalità dominante è quella di proporre un ciclo di incontri, il cui ordine è sempre uguale. La durata dell’incontro è sempre uguale, la suddivisione degli incontri in parti del corpo da massaggiare è sempre uguale e le sequenze proposte sono sempre uguali.

E sia nella mia esperienza di utente che in quella di operatrice ho sempre riscontrato lo stesso risultato: i bimbi si innervosiscono, sopportano per tempi molto brevi il massaggio e sui volti dei genitori spesso appaiono espressioni di disagio, dato dal pianto del bambino e dal fatto che hanno una tabella di movimenti che magari non sono riusciti a portare a termine. Un mix quindi non proprio piacevole dovuto alla preoccupazione per il proprio bimbo e magari ad un'ansia da prestazione.

L’altra cosa che mi ha sempre lasciato molto dubbiosa è il fatto che all’interno dello stesso incontro, dal momento che gli appuntamenti normalmente si suddividono in base alle parti del corpo, venissero proposte tecniche di massaggio, seguendo quindi fedelmente la scheda sequenza in ogni suo passo, la cui finalità fosse diametralmente opposta. Ad esempio tecniche rilassanti insieme a tecniche energizzanti, solo perché comunque entrambe riguardavano il braccio piuttosto che la gamba.

Nessuna sorpresa che i piccoli si straniscano con questo approccio.

Così abbiamo sospendemmo momentaneamente il corso di baby massage e prendendoci del tempo per ripensarlo, per capire come strutturarlo, in modo che non fosse una prova di forza per genitori e figli, ma un momento di piacere, di coccola, di reciproca scoperta e soprattutto di rispetto.

Da allora la modalità di vivere questo appuntamento, è molto cambiata. Meno incontri, nessuna pretesa di far imparare una scheda tecnica a memoria, dando magari ai genitori la possibilità di prendere appunti dei movimenti se lo desiderano, nel modo che loro preferiscono e con tanto spazio per raccontarsi tra genitori, per capire cosa è per il loro il momento del massaggio, quando farlo, come si sentono quando lo fanno. Nessuna forzatura, piuttosto ogni incontro è esso stesso uno spazio di ascolto, in cui si massaggiano i bimbi, senza cronometro e senza tabelle a punti. Il bimbo vuole, lo si massaggia. Non vuole, si aspetta che sia disposto a esserlo. Uno spazio non giudicante e non performativo, dove non c’è il bimbo o il genitore bravo, ma solo famiglie in un momento di accudimento che avviene nel massimo rispetto.

In questo modo, col rispetto dei tempi e dello stato d’animo di ognuno, il massaggio può davvero diventare un momento di reciproca conoscenza e di scoperta, perché l’attenzione non è posta su qualcosa di esterno, meccanico e artificioso, che fa innalzare la nostra ansia da prestazione, ma è posta sulla relazione.

E in questo modo, i genitori non si sentono sotto pressione perché non hanno niente da dimostrare e la cosa straordinaria è che si schiudono, si rilassano loro stessi e si raccontano, condividendo esperienze con noi e le altre famiglie.

Anche in questo caso, poi, come in tutte le attività che proponiamo ai neonati, ai nostri bimbi, è importante “fermarsi finché si vince”, senza giocare d’azzardo, ovvero far durare il massaggio fintanto che il bimbo vuole che duri, in modo che permanga il ricordo di un’esperienza piacevole, in vista di quando questa ritornerà.

In conclusione il massaggio che facevo alla mia bimba prima ancora che andassi al corso di baby massage, andava più che bene. Era il nostro momento di coccola, di reciproco ascolto, di sorrisi, canzoni, versacci e smorfie, in cui entrambe ci rilassavamo e godevamo l’una dell’altra. Le tecniche sono un’altra cosa.

Ad oggi, gli approcci che preferisco sono lo Shantala e il Tuina della Medicina Tradizionale Cinese. I movimenti del massaggio Shantala sono semplici ed efficaci, facili da fare propri e da riproporre quotidianamente se lo si desidera. E sono rispettosi del corpo del neonato o più in generale del bambino. Il Tuina, per essere appreso nella sua interezza, avendo scopi anche curativi, anche di patologie gravi, necessiterebbe di una vita intera, ma la cosa bella è che alcuni piccoli strumenti, avere qualche conoscenza su come toccare il corpo del neonato e del bambino, secondo i principi della medicina tradizionale cinese, sono sufficienti ad avere enorme beneficio. E tutto sempre nel massimo ascolto e rispetto del bimbo massaggiato e di chi lo massaggia.