La nascita di Filippo

Durante uno dei miei percorsi di formazione, mi è stato insegnato che il racconto di un parto, può iniziare in un momento diverso per ogni donna. Il racconto della nascita di Filippo, comincia con il suo concepimento, anzi forse addirittura prima. Ad esempio quando aspettavo che mi tornasse la mestruazione, ma avevo un ritardo, e Elena la mia seconda bimba mi mise le mani sulla pancia chiedendomi: "c'è un bimbo?" Io la guardai sgranando gli occhi affermando con veemenza: "assolutamente no!" Ricordo che lei mi guardava con aria confusa e con quello sguardo che diceva "Sarà..."
quando finalmente mi decisi a fare il test di gravidanza, era più per mettermi l'anima in pace, e accettare il fatto che la mia ciclicità fosse di nuovo irregolare. Invece, col cavolo! Vedere per me quelle due lineette Rosa, fu un vero shock. Avevamo sì il desiderio di avere un terzo bimbo, ma volevamo aspettare. Eppure Filippo ha scelto di arrivare nelle nostre vite contro ogni logica. Questo già la dice lunga, sulla sua personalità. Scoprire di essere nuovamente in gravidanza fu per me una rivoluzione totale. Non era quello che desideravo per me in quel momento. stavo ancora cercando di capire come rimettere insieme la mia vita professionale, e soprattutto non ero pronta a provare nuovamente quelle sensazioni sul mio corpo. il travaglio, in tutta la sua potenza in tutta la sua dirompenza, non ero pronta a viverlo di nuovo. Non ero pronta a farmi attraversare nuovamente così, senza se e senza ma. Con tutta la consapevolezza che io posso avere come donna, come professionista, come madre, come individuo capace di mettere al centro le proprie competenze e la libera scelta, quelle due lineette rosse mi avevano comunque sconvolta. Dopo qualche giorno passato nella confusione più totale, ho deciso di rivolgermi alla mia rete. C'era ovviamente mio marito e le donne importanti per me. C'erano mia madre e mia sorella, e le amiche più care. Queste persone hanno accolto il mio smarrimento, la mia confusione. Il fatto di sentirmi accolta mi ha permesso di ritrovarmi e di vedere l'opportunità che questo bimbo mi stava portando. Ho iniziato a parlargli, a parlargli tanto. Ho iniziato a capire che cosa volessi per questa nuova esperienza di nascita e anche che cosa non volessi. All'inizio ero spaventata all'idea di non avere un ostetrica di riferimento qui dove sono ora, e una volta visto quali prospettive avevo davanti a me nell'ambito di questa scelta, ero già molto più tranquilla. In effetti la mia prima ostetrica l'ho chiamata un mese e mezzo dopo essermi fatta l'idea che effettivamente sì, lei potesse essere la scelta giusta. Parlavo molto con Filippo, e gli chiedevo per il momento della sua nascita di fare con calma. Non avrei voluto un travaglio lungo, di svariate ore, come quello di Rachele, ma nemmeno uno focoso e incalzante, da non riuscire nemmeno a prendere fiato, come quello di Elena. Parlavo con Filippo nella mia pancia e gli dicevo "facciamo una buona via di mezzo, una cosa tranquilla ma non troppo."
E lui mi ascoltava. Di questo ne sono assolutamente certa. Nel corso dei mesi io insieme a Filippo e insieme al supporto della mia famiglia, anche delle mie bambine, sono riuscita a fare luce su quelle che erano le mie necessità e i miei desideri. In questo è stata fondamentale anche l'equipe di ostetriche che ho scelto. Per la terza volta, abbiamo preparato un parto in casa. Questa volta però non sarebbe più stato nel Lazio, ma a San Marino quindi la prima nascita per noi in questa casa. Mi sono sentita sempre abbracciata e rispettata nelle mie preoccupazioni, nelle mie proposte, nelle mie manifestazioni dalle ostetriche che mi hanno accompagnata. e anche se in questo momento sembra che sia passato in secondo piano, ricordiamoci che c'era anche la quarantena di mezzo! Il che complicava le cose! Immaginatemi con la pancia che cresceva a dismisura, perché vedrete poi che Filippo è nato di bella e buona presenza, con due bambine in casa 7 giorni su 7 24 ore su 24, e la mia capacità di sopportazione e organizzazione, e di sanità mentale, che veniva costantemente messa alla prova. Non ho mai dubitato del fatto che comunque per il parto, anche con tutta la quarantena, ci saremmo organizzati al meglio. Tra me e me pensavo che alla fin fine sono un mammifero, Ergo sarei comunque riuscita a partorire, anche nel caso in cui le ostetriche avessero fatto più tardi. Perché che non fossero venute proprio, era fuori discussione, si sarebbero fatte veramente in quattro pur di raggiungermi. Quando è arrivato il momento del parto, quando i prodromi si sono fatti più presenti, e ritmici, la nostra danza è iniziata. Ho cantato, ho ballato, massaggiato, ho dormito. Ero circondata dalle persone che avevo scelto e che si prendevano cura di me. Dopo qualche ora una delle ostetriche mi chiede di visitarmi, perché voleva vedere a che punto fossi visto che erano tante ore che avevo prodromi. Dentro di me pensavo: "ma come? Ancora prodromi? Io ho sonno, non ce la faccio ad andare avanti così! "ma quando l'ostetrica mi ha visitata, dopo avermi chiesto gentilmente il permesso, ho scoperto che stavo già un bel po' avanti. Da lì è stata una danza continua di cure di cambi di posizione, di respiri, vocalizzi, e poi ancora respiri profondi, molto profondi. Ho fatto le scale, e sentivo Filippo scendere, farsi strada, per poter nascere. Nel frattempo è arrivata la fotografa, a cui avevo chiesto di rendersi invisibile per poter immortalare i momenti più emozionanti del nostro viaggio insieme verso la nascita di Filippo. Nei precedenti parti non avevo voluto che ci fosse qualcuno a fare foto e video. Ci tengo, quando partorisco, ad avere poche persone intorno e giuste. questa volta però, avevo accarezzato con piacere l'idea di poter avere questi ricordi per sempre e avevo contattato una persona di fiducia. Per quello che mi riguarda, sì, è stata invisibile. Io l'ho solo sentita entrare in casa, dopodiché più nulla. Man mano che le onde andavano avanti, le sentivo sempre più potenti, il sacco però ero ancora integro. quando sono andata sotto la doccia, per trovare sollievo, finalmente il sacco si è rotto con un sonoro PAFF. Sembrava che fosse esploso un gavettone. Vi giuro, che ho visto lo schizzo d'acqua nell' ombra sul muro. Nel rompere il sacco ho festeggiato, e le ostetriche e mio marito con me. E da quel momento ho sentito la testa di Filippo molto ma molto pronta a uscire. Le sensazioni di quei momenti, del periodo espulsivo del parto, sono uniche nel loro genere. Non esiste un'altra esperienza corporea, che dia le stesse sensazioni. Sono uscita dalla doccia, Per tornare sul materasso e sulla palla sulle quali mi ero dondolata e accovacciata per la maggior parte del travaglio. Dal momento in cui ho rotto il sacco è passata solo mezz'ora Ed ecco che la testolina, che poi tanto ina non era, di Filippo che si affaccia. Poche onde dopo io e Filippo non abitavamo più lo stesso corpo, ma da 1 eravamo diventati due. ci siamo abbracciati, annusati, coccolati. Ci siamo tenuti al caldo perché dopo il parto avevo freddo e mio marito e le ostetriche mi hanno amorevolmente coperta e massaggiata. Filippo si è attaccato subito al seno. Un paio di ore dopo, quando mi sono sentita in forze, siamo andate al piano di sopra, in modo che mi potessi stendere a letto. È stato estremamente emozionante vedere Elena e Rachele, le sorelline di Filippo, accoglierlo tra eccitazione e commozione, per dargli il benvenuto, tra un bubusettete è una consegna massiccia di giocattoli da condividere con lui.
Filippo è il mio bimbo delle opportunità. Grazie a lui sto facendo un cammino che non credevo possibile, con persone stupende, Alla scoperta di una nuova me.