Partorirai la placenta

È strano. Non ci si pensa quasi mai. Come se fosse una cosa secondaria o di minore importanza. Eppure è matematico e inevitabile. Che sia un parto vaginale o cesareo, dopo il bimbo nasce anche la placenta. È ovvio che il nostro focus sia sul nostro bambino, che presto abbracceremo, stringeremo a noi, annusando quell'inebriante odore di neonato, che cercheremo di imprimere per sempre nella nostra memoria, quel bimbo che ameremo per sempre più di noi stesse.
Ma la placenta c'è ed è unita al nostro bimbo tramite il cordone, quindi anche lei nascerà. E il parto della placenta avviene esattamente come quello del nostro bambino. Con le stesse onde, le stesse contrazioni, la stessa ossitocina. La placenta ha nutrito e protetto il nostro bambino per tutta la gravidanza e continua a farlo anche dopo se scegliamo di aspettare un po' invece che sbrigarci a interrompere il loro legame. Tramite la placenta il nostro bimbo in utero mangia, respira, è protetto da agenti patogeni. A chiunque facesse così tanto per i miei figli porterei immensa e infinita gratitudine.
La placenta condivide con il nostro bambino il patrimonio genetico. È come se fosse la sua gemella. A livello genetico nostro figlio ha più in comune con lei che con noi stesse. In molte culture del mondo infatti essa è chiamata sorella, o angelo custode o albero della vita (in effetti se osserviamo la placenta il cordone con le sue diramazioni in essa, creano proprio l'immagine di un albero).
La placenta aveva un posto anche nella nostra cultura, nella nostra memoria storica. Le torte di compleanno sono tradizionalmente tonde in omaggio alla placenta. E lo stesso vale per tutti quei tipi di pane rotondo come la pista greca, la piadina italiana, il khubz arabo.
Tuttora molte culture continuano a celebrare e ringraziare la placenta.
In occidente molta di questa gratitudine sì è persa. Perché? Perché già dai corsi di accompagnamento alla nascita viene dato spesso così poco spazio al momento della nascita della placenta?
Già se ne parla in modo diverso: secondamento. Che ha un'aria molto più impersonale di nascita o parto nella nostra testa. Poi ancora più che nel parto del bambino, ad esempio nel parto ospedaliero, ci si aspetta che avvenga rapidamente e tendenzialmente si cerca di velocizzare il tutto con una iniezione di ossitocina sintetica. E dopo cosa accade alla placenta nella maggior parte dei casi? Si butta. Il corpo della donna in gravidanza crea praticamente dal nulla un intero essere umano e un intero organo. E quest'ultimo viene quasi sempre buttato. Un rifiuto. Eppure legato alla placenta è l'argomento piuttosto scottante del sangue cordonale. Si parla tanto di conservazione e donazione, ma solo di recente, a forza di madri che ne facevano richiesta si è iniziato a parlare di taglio ritardato del cordone. Perché fare il taglio ritardato? O un mini Lotus o Lotus? Per dare al bambino la possibilità di beneficiare di tutto il suo sangue. Eh sì perché quello contenuto nella placenta è sangue del bambino e poterlo avere sin da subito ha numerosi effetti positivi sulla salute e adattamento alla vita fuori dall'utero del bambino.
Ma cosa è meglio tra donazione, conservazione e taglio ritardato/mini Lotus? Non spetta a me dirlo, ognuno compie le proprie scelte, ma per fare davvero una libera scelta bisogna conoscere tutte le scelte possibili e molto spesso quella del taglio ritardato o del mini Lotus è una informazione che non viene data. Ma come dicevo, sto notando con piacere che questa lacuna è sempre più bei frequente colmata dai protocolli ospedalieri.
Questo mi fa sperare che lentamente un lavoro di riconoscimento dell'enorme valore della placenta sta prendendo forma nei nostri percorsi nascita.
È un cammino lento, ma vedo segni di cambiamento.
Quando lavoro con le donne in gravidanza, in vista del parto chiedo sempre "E con il cordone e la placenta cosa vuoi fare?". Spesso la risposta è: "(sguardo confuso per qualche secondo) non ci ho proprio pensato. Perché che devo fare? Come esce?". È un po' come per il perineo. Io ho scoperto cos'è il perineo alla prima gravidanza a ben 29 anni. E per la placenta c'è un po' la stessa nebbia, come se non ci riguardasse direttamente. Come se non avessimo potere di scelta. Eppure stiamo parlando di quell'organo che è stato creato dal nostro corpo. Un organo di vita. Eppure è l'organo che ha nutrito e protetto nostro figlio e nostro figlio, anche se neonato, è una persona e merita di venire al mondo forte e ben protetto e possibilmente in modo dolce e rispettoso.
La placenta dopo la nascita può essere trasformata e celebrata in mille modi differenti, secondo il desiderio e le necessità di ogni famiglia. Dai rimedi placentari, ai mobili, al sotterrarla sotto a un albero che sarà piantato quando nasce il bimbo. Queste sono possibili scelte e percorsi da vivere in consapevolezza, ma un primo passo per valorizzare colei che ha condiviso il nostro utero con nostro figlio è riconoscerla, sapere come funziona, come nasce e come possiamo farla venire al mondo.