Prendersi cura di chi si prende cura

Non tutte le persone che si formano come doule poi lavorano come doule.

C'è una buona percentuale che affronta questa formazione con la spinta di aiutare altre madri, ma arrivata alla fine si rende conto che non è il cammino giusto e che attraverso la formazione ha soddisfatto un bisogno diverso, quello di fare un percorso di crescita personale.
Ma tra le doule formate come doule e che lavorano come doule, c'è una cosa che le accomuna.
Tutte le doule che conosco, inclusa me stessa, sono doule ben da prima del percorso formativo. Fate la prova! Chiedete a una Doula "ma tu da quand'è che sei Doula?" È molto probabile che si debba fermare un momento e andare indietro, passeggiando tra i ricordi e pescare il proprio punto di inizio.

Io ho due eventi che ricordo bene in cui sono stata Doula molto prima di studiare come tale. E a uno non ci pensavo da un sacco di tempo.

Quando ero all'università una mia carissima amica scoprì di essere in attesa e la sua storia prese vie inaspettate. Non spetta a me raccontarla. Vi dico solo che in ogni modo io volevo esserci per lei, e supportarla insieme alla sua famiglia. Fu un'esperienza molto intensa, e ci tenevo a prendermi cura di lei, a darle un po' di leggerezza.
Oppure quando ero appena una ragazzina di 12 o 13 anni, mia sorella portò a casa un cucciolo appena nato. Aveva decisamente bisogno della mamma e di essere nutrita. Io mi mettevo la sveglia ogni tre ore la notte per darle in latte con la siringa. Mi prendevo cura, appunto. E la cosa mi sembrava giusta. L'unica cosa da fare davvero.

Le formazioni sono arrivate dopo, molto dopo.

Sono arrivate quando ho risentito vivere quel desiderio di prendermi cura e quando mi sono ritrovata a rientrare in un posto di lavoro che mi faceva sentire sbagliata, rompipalle, inadeguata, per il solo fatto di essere diventata madre, mentre prima mi elogiava come una delle dipendenti migliori. E questo lo trovavo profondamente ingiusto e volevo ribaltare la situazione e magari aiutare altre madri a non sentirsi sole, e a trovare fiducia nelle proprie competenze, a trovare la propria strada con fiducia.
La donna che diventa madre è troppo spesso travolta dal senso di solitudine e inadeguatezza e questo è il risultato, tanto delle proprie storie personali, quanto di retaggi socioculturali.
Ecco perché è corretto dire che la Doula è una figura sociale.
Vi ho già raccontato cosa può fare una Doula in gravidanza, nel parto, nel post parto. Ma ogni Doula lavora in modo diverso, seguendo la propria passione e i propri talenti e interessi.

Io sono una Doula di famiglia e delle trasformazioni.

Io gioisco nell'accompagnarvi nel trovare le vostre risorse, nel trovare il vostro cammino come donne e come Genitori. Mi entusiasmo nel vedere che vi rendete conto che state cambiando anche avete bisogno di cambiare. E se questo cambiamento vi spaventa, sono con voi perché non vi travolta, perché non lo subiate ma possiate cavalcarlo. Se piangete vedo le vostre lacrime e le custodisco come un dono. Se state scuotendo lo status Quo lo faccio con voi. Ho degli strumenti che amo perché mi sono congeniali e li trovo efficaci come la comunicazione non violenta. Amo cucinare per le famiglie che assisto o creare piccoli sono con le mie mani. Sono una Doula che accompagna le donne nello scoprirsi nella loro nuova forma e nei passaggi importanti, non solo il parto, ma anche il rientro a lavoro o l'inserimento al nido, o reinventarsi.

Ho un mio lato spirituale, ma amo l'aspetto umano.

Vedere l'essere umano che ho davanti o che è davanti alle donne con cui lavoro e con cui potrebbero essere in conflitto. Lavorando sui sentimenti e i bisogni in campo si può più facilmente trovare delle risorse e delle strategie che siano efficaci per la famiglia.

L'obiettivo è l'empowerment.

Fare sì che la donna, la coppia, la famiglia si senta al timone delle proprie scelte, fiduciosa nelle proprie competenze, e del proprio cammino.