Svezzamento ed Etichette: meglio leggerle che metterle

Scena tipo: siete appena riusciti a capirci qualcosa tra allattamento e poppate varie che arriva il prossimo round. Inesorabile.

Hai già iniziato con la frutta? Ma fai svezzamento classico o autosvezzamento? E il brodo lo fai? E la poppata delle 11 l'hai tolta? E quanto ti mangia? Lo finisce il piatto? Ma i cibi allergizzanti li dai o no? Mi raccomando niente sale! Non scordarti il parmigiano! Solo cibo bio! Ma dai, fai come ho fatto io con te, tu sei cresciuta pur bene! Ma prendi gli omogeneizzati, mica vorrai cucinare sempre? Non devi frullare, devi passare!

E potremmo andare avanti ancora e ancora e ancora.

Ma stiamo calmi, facciamo un bel respiro e un passo indietro. Non dimentichiamo che siamo davanti a un momento di passaggio, che ovviamente riguarda i nostri bimbi, ma non solo.

Riguarda tutta la famiglia. È un momento di relazione. Come la gravidanza, il parto, l'allattamento, l'educazione, e come tale ha bisogno di cura, amore e rispetto.
Anche se, devo ammettere, che non è sempre stato visto così. Di pari passo con l'approccio alla gravidanza e al parto come qualcosa su cui la donna non potesse avere alcun potere, con l'avvento del baby food, qualcosa di simile è accaduto al momento in cui il bambino, passa dal nutrirsi di solo latte a cibi differenti da esso. È diventato qualcosa che non viene proposto al bambino, ma imposto.

Lo stesso termine "svezzamento" la dice lunga a riguardo.

Presuppone che ci sia un vizio da togliere, quello dell'allattamento. In quest'ottica tutto ciò che riguarda il nutrimento e lo sviluppo del bambino è visto come un susseguirsi di input esterni a cui devono corrispondere output prevedibili e misurabili.

Per fortuna le cose stanno cambiando e si è compreso quanto sia fondamentale l'aspetto relazionale anche nel nutrimento e nello sviluppo del bambino, nel labirinto delle informazioni superate, del web e del folklore sociale, c'è anche la possibilità di informarsi con consapevolezza e secondo linee guida aggiornate.

Ma come capire cosa è giusto per noi e il nostro bimbo?

Sì, perché, anche seguendo le linee guida più aggiornato, non c'è un'unica scelta possibile (meno male) quando si parla di svezzamento. Quindi potrebbe essere difficile capire la direzione da prendere.


Ed ecco che torniamo sempre lì, alla relazione. Al prendersi cura del vostro bimbo, ma anche di voi!
Quanto è CURIOSO verso il cibo?
È pronto per assumere altro rispetto al latte SECONDO VOI?
Che tipo di approccio vi fa sentire più TRANQUILLI?
Che tipo di SAPORI, COLORI, CONSISTENZE, piacciono e divertono di più il vostro bimbo?

Nessuno conosce i vostri figli meglio di voi, se vi date l'occasione di essere curiosi e di meravigliarvi nella scoperta.


Certo, l'aiuto dei professionisti è molto utile, ma anche capire a quale professionista rivolgersi per vivere questo passaggio alla scoperta del cibo con i vostri bimbi con consapevolezza, fiducia e una buona dose di divertimento, passa prima di tutto dal comprendere voi chi siete e quali sono i vostri bisogni e desideri! Potrebbe essere un pediatra o un'ostetrica o un nutrizionista, ad esempio!

Godetevi questa esperienza partendo da voi e non da un'etichetta o un'imposizione che viene dall'esterno! Meravigliatevi nel rendervi conto che anche se avete più bimbi, ogni volta sarà diverso! Divertitevi a stare a tavola insieme, ad assaggiare, a toccare e annusare!
Cogliete l'occasione per dare il buon esempio e mangiare meglio tutti in famiglia!

Io proprio in questi giorni mi sto affacciando alla nostra terza esperienza di passaggio al cibo.


Non lo chiamo svezzamento, perché non c'è alcun vizio da togliere, e il nostro allattamento continuerà come prima, seguendo i nostri ritmi, in ascolto. Sono molto curiosa, perché già vedo in Filippo le differenze rispetto alle sorelle.

Una cosa è certa sempre, per tutti gli approcci e per tutti i bimbi, in questo momento.


D'ora in avanti, con i pannolini, saremo DAVVERO NELLA CACCA!