Papà..mi porti?

Nei paesi scandinavi e in particolare in Svezia è piuttosto usuale incontrare i latte papas. Ovvero i papà che sono a casa con il proprio bimbo, perché è il loro giorno di riposo, mentre la mamma lavora; oppure perché sono in congedo di paternità (ne hanno diritto pari alle mamme ed è pagato al 100%); oppure semplicemente perché hanno scelto di essere loro a stare a casa a prendersi cura dei bambini. È un compito che svolgono con naturalezza, non si sentono sminuiti o come se stessero facendo una cosa da donne. Nessuna frustrazione. Stanno semplicemente facendo i papà. Escono, si incontrano con gli altri latte papas, socializzano con altri esemplari della stessa specie e favoriscono in questo modo anche la socializzazione dei propri bimbi. Naturale, no?

Scommetto che qualche papà italiano storcerebbe il naso. In Italia, la figura del padre come colui che deve provvedere al mantenimento della famiglia, quindi soprattutto in chiave economica, quindi lavorando, mentre la moglie/mamma resta a casa ad occuparsi della casa e dei figli, è ancora molto forte. Questa interpretazione del ruolo di padre , potrebbe trovare accoglimento nelle parole di George e Solomon (1999), secondo i quali un partner sicuro fornisce una base sicura per la madre. È come se il marito partecipasse ad un accudimento di coppia evitando di sottoporre la madre ad altre richieste conflittuali o distoglienndo la sua attenzione dal figlio, (...)è come se il padre fosse per la madre un'ancora di salvezza (...). in altre parole, secondo la vecchia concezione, un buon padre era quello che faceva sì che la propria famiglia godesse di serenità e che faceva in modo che la propria moglie potesse esercitare il suo ruolo di madre senza difficoltà. Era un protettore. E il papà che si comporta secondo questo stile di accudimento, difficilmente si avvicinerà al babywearing. 

In questo contesto, però, il papà lavora e la mamma sta a casa. Oggigiorno, invece, le madri lavoratrici sono numerosissime ed ecco che questo sistema, si trova squilibrato.

Se ci penso io stessa in alcuni momenti ho voluto a tutti i costi provvedere a una qualche necessità di mia figlia, nonostante avrebbe potuto anche pensarci mio marito. Perchè pensavo che essendo io la mamma fosse compito mio! Ammettiamolo, dopo le lotte per i diritti delle donne e la nostra tanto sudata emancipazione, anche noi donne a volte pensiamo, magari inconsciamente, che tutto ciò che riguarda i figli sia esclusivamente affare nostro e ci rifiutiamo di chiedere aiuto, perché vogliamo dimostrare che ce la facciamo. Questo punto di vista è rafforzato nel mio caso anche dalla lontananza delle nostre famiglie, per cui a una tanto invidiata nostra libertà nel poter scegliere come comportanrci con nostra figlia e come educarla, si accompagna anche l'impossibilità di poterci rivolgere a zii, parenti e simili quando c'è bisogno di una mano. In altre parole, essendo abituata ad arrangiarmi, ero caduta nel loop di dover fare tutto io ad ogni costo. Togliendo a volte a mio marito il piacere dell'esperienza di essere papà. Altre volte noi mamme cadiamo nel tranello di convincerci che come facciamo il genitore noi, nessuno potrà farlo. Infatti è così. Ma un modo diverso, non vuol dire sbagliato. Noi siamo mamme e loro papà. E devono poter godere della vita passata insieme ai nostri figli come noi.

Approfittiamo di questo magico momento in cui i papà vogliono comportarsi come tali. Vogliono davvero aiutarci, fare il bagnetto ai loro bimbi, giocare e portarli fuori, cambiarli. Se glielo impediamo, quando avremo bisogno del loro supporto nell'accudimento dei nostri figli, non saranno in grado di aiutarci e non conosceranno le esigenze dei loro stessi bimbi.